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I prodotti del mercato complementare per la salute permettono al...

N.1 2025
Editoriale
Criticità del mercato complementare della salute

Mario Eandi
Già Professore Ordinario di Farmacologia Clinica, Università degli Studi di Torino

I prodotti del mercato complementare per la salute permettono al consumatore di gestire piccole patologie comuni in autonomia, ma possono favorire scelte criticabili e talvolta pericolose

 

img1Il mercato complementare dei prodotti per la salute offre al consumatore la possibilità di gestire piccole patologie comuni (raffreddore, influenza) o sintomi comuni (dolore, febbre, stipsi, diarrea, prurito, ecc.) senza dover ricorrere necessariamente ad un medico. Inoltre, consente di correggere (dis)funzioni alimentari (appetito, inappetenza, carenze, iperalimentazione, obesità, magrezza) o funzioni fisiologiche (digestione ed altre funzioni gastrointestinali, controllo del ritmo sono/veglia), e di potenziare prestazioni fisiche o mentali (attività sportive, prestazioni sessuali).

I prodotti per la salute disponibili sul mercato, e classificabili in una delle tre macro-aree dei medicinali, degli integratori alimentari e dei dispositivi medici (vedi "I prodotti della salute: classificazione e regolamentazione"), talvolta presentano finalità d’uso confinanti o sovrapposte che tendono a confondere il consumatore favorendo scelte criticabili per i risultati sulla salute e per lo spreco di risorse.

Un primo fattore che può creare confusione nel consumatore consiste nell’utilizzare formulazioni tipiche dei farmaci (compresse, capsule, soluzioni, ecc.) anche per preparare integratori alimentari e alcuni dispositivi medici somministrati per via orale. Un discorso analogo vale per i prodotti somministrati per via inalatoria o per via epidermica. Molti consumatori sono abituati a percepire come medicinali i prodotti che hanno una forma ed una confezione simile a quella dei medicinali.

Nella confezione del prodotto è obbligatorio indicare l’area di appartenenza (AIC del medicinale, N. registro dell’integratore, classe rischio e CE dei dispositivi), ma l’identificazione richiede conoscenze normative che solo pochi consumatori possiedono. Essere consapevoli che si assume un medicinale piuttosto che un integratore o un dispositivo è importante per supportare una corretta aspettativa del tipo di risultati attesi. Purtroppo c’è ancora molta confusione nel distinguere tra effetti farmacologici, effetti nutrizionali ed effetti funzionali di natura fisica o chimico-fisica.

Un secondo motivo di confusione deriva dal fatto che talune sostanze attive (es. vitamine, Sali minerali, omega-3, estratti vegetali, probiotici) possono essere disponibili sia come medicinali sia come integratori alimentari. Ecco alcuni esempi rilevanti.

La vitamina D (colecalciferolo) è un medicinale prescritto per prevenire e trattare carenze specifiche o osteoporosi, ma si trova anche in integratori usati per il mantenimento di livelli ottimali di vitamina D.

Il ferro (ferro solfato o fumarato) si trova in medicinali indicati per trattare stati di anemia conclamata, ma anche in integratori usati come prevenzione per livelli di ferro bassi. Medicinali a base di glucosamina e condroitina sono usati come sintomatici per l’osteoartrosi; le stesse sostanze naturali sono presenti in integratori promossi come supporto per la salute articolare.

La L-carnitina è sia medicinale indicato per condizioni come deficit di carnitina o affaticamento muscolare, sia integratore venduto per il metabolismo energetico o come supporto per lo sport.

Gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (EPA/DHA) a dosaggi elevati sono medicinali indicati per trattare l’ipertrigliceridemia, mentre a dosaggi minori si trovano in integratori promossi per la salute cardiovascolare.

La silimarina (Cardo mariano) è presente sia in medicinali indicati come epatoprotettori in caso di danni al fegato, sia in integratori a dosaggi più bassi per supportare la funzione epatica e come antiossidante.

L’iperico (Hypericum perforatum) è un medicinale prescritto per lievi stati depressivi o disturbi dell’umore, ma è presente anche in integratori, venduto per benessere emotivo a dosaggi più bassi e senza garanzia di effetto terapeutico specifico.

La Valeriana officinalis è presente in medicinali indicati per disturbi del sonno o ansia lieve, ma anche in integratori promossi come rilassanti per favorire il riposo naturale.

Probiotici costituiti da Saccharomyces boulardii o Lactobacillus rhamnosus GG o Bifidobacterium bifidum sono venduti per Favorire l’equilibrio della flora intestinale, ma gli stessi microrganismisono presenti in medicinali indicati per trattare la diarrea associata ad antibiotici o altre patologie da dismicrobismo gastrointestinale.

Una terza criticità, in parte correlata alle prime due, consiste nella diffusione di una errata percezione del rischio dei prodotti a base di sostanze naturali. Molti consumatori, soprattutto quelli che hanno sviluppato un rapporto di hesitancy coi farmaci, sono convinti che naturale sia sinonimo di sicuro, dimenticando che le più potenti tossine o sostanze velenose note sono di origine naturale. Inoltre, molte sostanze attive presenti negli estratti vegetali possono interferire con l’azione dei farmaci riducendone l’efficacia (es. l’iperico riduce l’efficacia degli anticoncezionali, della ciclosporina e di alcuni antitumorali) e/o aumentandone il rischio di effetti tossici quando usati in associazione (es. integratori a base ginkgo, ginseng, iperico e tè verde quando associati ad anticoagulanti/antiaggreganti piastrinici, antitumorali ed immunosoppressori).

Una quarta criticità riguarda principalmente alcuni tipi di integratori alimentari e consiste nel rischio di sofisticazioni (alterazione di un alimento con l’intento di mascherarne difetti o di migliorarne artificialmente l’aspetto o altre caratteristiche) o adulterazioni (modifica fraudolenta della composizione di un prodotto alimentare mediante l’aggiunta o la sottrazione di sostanze).

Adulterazioni tipiche riguardano soprattutto gli integratori alimentari usati per il dimagrimento, quelli per il miglioramento atletico.

Uno studio ha analizzato 160 integratori alimentari commercializzati per la perdita di peso e descritti come naturali al 100%. I risultati hanno rivelato che il 26% dei campioni conteneva sibutramina, il 6% fenolftaleina e il 14% una combinazione di queste sostanze, entrambe ritirate dal commercio a causa della loro tossicità.

Alcuni integratori destinati agli atleti sono stati trovati adulterati con l’aggiunta di steroidi anabolizzanti non dichiarati. L’assunzione inconsapevole di tali sostanze può portare a gravi problemi di salute, tra cui danni epatici e cardiovascolari, oltre a sanzioni per doping in ambito sportivo.

Recentemente una segnalazione del sistema di alert europeo per alimenti ha indotto il Ministero della Salute a pubblicare un avviso circa la presenza dei farmaci sildenafil e tadalafil(indicati per disfunzione erettile) in 23 lotti commerciali di un integratore a base di estrattivegetali, proposto per favorire l’attività sessuale maschile, non registrato in Italia ma vendutoonline da un’azienda croata. Il prodotto considerato illegale è stato sequestrato e ritiratodal mercato.

Questo episodio evidenzia una quinta criticità, quella della distribuzione via internet di molti prodotti per la salute talvolta anche medicinali. Questo fenomeno è in costante aumento favorito dalla presenza di grandi distributori internazionali tipo Amazon e dalla diffusione sempre via internet di messaggi e informazioni spesso errate (fake news) e fuorvianti.

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